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venerdì 16 gennaio 2015

Ritorno al futuro

Un commento di una blogger al mio ultimo, vecchissimo post mi ha fatto tornare la voglia di dire qualcosa.
Di trasformare in parole il subbuglio che ho dentro, più che altro.
Ma per guardarsi dentro ci vuole solitudine e silenzio, e in questi ultimi dieci mesi ne ho avuti poco o niente.
Dieci mesi in cui ho nutrito, cullato, giocato, curato, lavato, riso, pianto, sbraitato, rinunciato del tutto alle sette ore di sonno filate, ma soprattutto ho amato, ho amato di un amore lontano e inarrivabile da ogni altra possibile forma di amore esistente.
Dieci mesi in cui, devo dirlo, mi sono sentita spesso su un altro pianeta, nella vita di un'altra, nel corpo di un'altra. Imprigionata nel ruolo di madre 24 ore su 24. 
Non un parente o nonno o baby sitter a cui poter lasciare la bestiolina, se non come evento super eccezionale. Mi sono sentita sola, molto sola.
Poi, dopo dieci mesi mi rendo conto di essere tornata definitivamente alla mia taglia di reggiseno pre-gravidanza, guarda caso proprio nei giorni in cui organizzo il mio rientro al lavoro, un lavoro che cerco di cambiare da una vita senza riuscire a trovare un'alternativa valida. Guarda caso proprio nel periodo in cui mio figlio ha fatto un grandissimo e improvviso cambiamento nel suo modo di essere: ha imparato a giocare da solo senza cercare in continuazione di essere preso in braccio dalla prima forma di vita disponibile.
Un'altra vita.
Torno alla me dimenticata, quindi, ma con la consapevolezza di non poter più essere quella me, non al cento per cento.
Adattarsi ai cambiamenti, dicono. In questo sono sempre stata una grandissima schiappa. 
Eppure bisogna farlo. Bisogna partire da qualcosa. Sento che ne ho troppo bisogno, non ce la faccio più a sentirmi incastrata in un limbo. 
Semplicemente cambiare vecchie abitudini, cominciando da una, una sola cosa nuova. Superare quel blocco che forse, chissà, può riuscire a incanalarmi in un circolo virtuoso di nuove prospettive.

To be continued...


giovedì 2 ottobre 2014

Terremoto

Già da quando risiedeva nel mio ventre ho intuito che mio figlio sarebbe stato un bambino moooolto vivace.
Si muoveva in continuazione. Persino la ginecologa, all'ecografia morfologica, l'ha definito un terremoto. "Continua a muoversi e rigirarsi, non riesco a prendere le misure".

A un mese e mezzo ha smesso di voler dormire di giorno. 

A quattro mesi mi sono voltata un secondo e si è lanciato dal fasciatoio.

Stamattina l'ho messo a giocare nel suo lettino, come di consueto. Mi sono voltata un minuto e quando mi sono rigirata verso di lui l'ho trovato aggrappato alla sponda del lettino, in piedi, sporto all'infuori fino alla pancia. L'ho acciuffato appena in tempo. Quando ha visto la mia faccia da "urlo di Munch" si è pure messo a ridere! E siamo solo a sei mesi e mezzo.

Ho la sensazione che appena imparerà a camminare morirò di infarto.

giovedì 31 luglio 2014

Finalmente dorme

Finalmente riesco a stare un po' serenamente al computer per un tempo sufficiente a mettere insieme pensieri ed emozioni e tradurli in parole. 

Dopo più di 4 mesi posso dire che essere madre è senz'altro la cosa più faticosa e totalizzante che mi sia capitata nella vita. Giornate e nottate sono costantemente dedicate a lui, le poche letture che riesco a concedermi sono ancora per lui. Quando si esce per un aperitivo o per una cena con amici (con nano al seguito, of course) devo fare uno sforzo pazzesco per riuscire a staccare: mi sento come dentro una bolla, mi sembra di non avere altri argomenti all'infuori di lui, e questo mi fa sentire un pesce fuor d'acqua, una forma di vita capitata lì da un altro pianeta.

Rimpiango molto delle potenzialità della vita da "senza figli", anche cose che in realtà probabilmente non avrei fatto comunque. Ma in qualche modo avrei potuto, a volte mi manca anche solo sapere di potere, eventualmente. 

Poi però quando succedono certe cose mi piglia male. Tipo quando mi accorgo che un body o una tutina gli stanno stretti. Oppure quando mi dicono che tra un po' ha cinque mesi, si può cominciare a dargli la mela grattugiata. Per un nanosecondo mi passa per la testa mio figlio da adolescente, chiuso nella sua stanza con la musica a palla, che non mi cerca più per le coccole, che non elargisce più sorrisi a volontà e che quando è con gli amici fa finta di non conoscermi. 

Certi giorni sono talmente stremanti che lo vorrei già grande, mi chiedo quando passerà il tempo della totale dipendenza da me, salvo poi fare marcia indietro quando mi accorgo che è vero, "poi crescono". Ogni loro progresso ti riempie di gioia e ti fa rimanere di merda allo stesso tempo.

Ecco, si è svegliato.

martedì 15 aprile 2014

La nostra vita nuova

Che dire?

...che prima conoscevo un significato ben preciso della parola "dormire", mentre adesso è qualcosa che so che esiste ma che a me non succederà mai davvero, tipo vincere al Superenalotto.
(Tra l'altro la carenza di sonno fa fare cose strane, tipo eliminare tutti i commenti al post precedente anziché pubblicarli... Mi scuso con chi ha commentato!)
...che prima avevo pudore nel mostrare le mie tette in pubblico, mentre adesso hanno assunto una funzione completamente diversa, lontana mille miglia dal concetto di seduzione.

...che dalla mia vita dipende quella di qualcun'altro, per il quale sono praticamente tutto, e questo mi fa sentire alle volte fortunata, altre volte penso di essermi cacciata in un bel guaio.

...che prima le urla di un neonato in preda alle coliche mi avrebbe fatto scappare mille miglia lontana, mentre adesso sento il bisogno di tenerlo più vicino possibile.

...che mai e poi mai avrei nemmeno lontanamente immaginato che il mio compagno potesse vedermi fare la pupù. E poi invece mi sono ritrovata con lui in sala parto.

...che non avrei mai pensato che pupù, pipì e vomito di un altro essere potessero farmi meno schifo delle mie. Ma è proprio così.

...che il mio bimbo è bellissimo. Difatti già mi somiglia un casino =D

...che ho sonno. Sonno. SONNO.