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lunedì 17 marzo 2014

L'acidume del decimo mese

Oggi è una giornata da maniche corte. Mi sono resa conto che, seppur in anticipo, è quasi tornata l'estate e io sono ancora incinta. Non ne posso più.

Il signorino se la prende comoda. La sua piccola grande testolina sembra esattamente piantata sulla mia vescica, e il tempo è scandito dalle mie visite alla toilette: anziché il cucù, c'è il rumore dello sciacquone.

A tutti quelli che mi dicono che sono magra e la mia pancia è piccola, spaccherei il naso a testate. Perché a questo punto non lo vivo più come un complimento. Proporzionati al mio peso in origine e alla mia fisicità, questi chili pesano lo stesso, anche se tu ne avevi presi 15 in più.

E tutti i giorni la stessa solfa... "E' nato?" "No" "E perchè?" "E io che cazzo ne so????" "Allora è proprio pigro" "Sì va be' vaffanculo, dovresti sentire i calci che tira, tu che peraltro non hai neppure mai avuto figli".

Ovviamente queste conversazioni si svolgono -per ora- solo nella mia mente. Nella realtà sfodero la maschera da Gioconda, ma sfodererei con piacere un manganello.

mercoledì 6 novembre 2013

Mi rifiuto.

Perché io non capisco da quando è così difficile organizzare un incontro con un amico. 
Non capisco come sia possibile che quasi tutti siano così super impegnati e presi dalle incombenze della vita da proporre un incontro almeno una settimana dopo esservi sentiti, se non un mese dopo, per poi paccare spudoratamente senza nemmeno una scusa ben precisa o realmente valida. E molto spesso sono proprio loro che chiamano e propongono il giorno dell'incontro, eh.
Un esempio: amica disoccupata, quindi bellamente nullafacente, tanto quanto me in maternità. Abita in città, dunque incontro fattibilissimo. Non sono ancora riuscita a vederla per dirle della gravidanza, e sono quasi al sesto mese, ormai. Non mi piacciono sms, chat e telefono per dare queste notizie, se non quando non sia realmente impossibile incontrarsi. Almeno alle persone vicine vorrei dirlo di persona, leggere la sorpresa e la contentezza (si spera) nei loro sguardi.
Macché! Nell'epoca di internet e smartphone imperanti, sembra che quei malefici oggetti rettangolari siano l'unica via per gestire i rapporti umani e le situazioni della vita.
Onestamente, mi rifiuto. Non ho uno smartphone e mi rifiuto di averlo. Non ne sento la necessità. Non mi interessa essere connessa col mondo ovunque e comunque, se poi l'unico amico che realmente rimane è un cellulare. Lo trovo triste, disumano, diabolico. Il progresso scientifico e tecnologico dovrebbe migliorare la vita, non sostituirsi ad essa.
Ecco, cara amica: sarò esagerata, ma all'ennesimo "non posso perché fa troppo freddo/troppo caldo/piove/c'è vento/ho la pulizia dei denti/il dottore/l'idraulico/la gatta in calore/i suoceri/i genitori/il fidanzato/la cugina" penso che piuttosto che dirti della gravidanza via telefono o aspettare la perfetta congiunzione astrale per poterti incontrare per un caffè, preferisco non fartelo sapere. 

mercoledì 20 febbraio 2013

Evviva le Poste Italiane...

Non mi sembra giusto generalizzare. Sono convinta che esistono persone educate che sanno fare il loro lavoro, e lo sanno fare egregiamente. 

Però...

...perché, quando entro in una qualsivoglia filiale delle Poste Italiane, di una qualunque località italiana, trovo nove volte su dieci le stesse identiche situazioni snervanti? 

1) C'è coda. Tanta coda.
2) Uno dei clienti allo sportello si sta lamentando per qualcosa e l'impiegato gli sta rispondendo, a voce troppo alta e con una punta di strafottenza, che non è colpa sua.
3) I computer o si sono bloccati o sono lenti. E' per quello che c'è coda.
4) Arriva finalmente il tuo turno allo sportello. Dall'altra parte però, l'impiegato sarà sicuramente girato a parlare con quello di fianco di cose tipo "questo come lo devo fare?" oppure "questo foglio dove va messo?"
5) Una volta che l'impiegato si è liberato e magari si è anche accorto della tua presenza di fronte a lui, devi essere comunque tu per primo a dirgli "Buongiorno", e non l'impiegato a te, come invece andrebbe giustamente fatto, visto che il cliente sei tu e quindi sei tu che cacci i soldi.
6) La sua risposta al tuo buongiorno è "sì?" oppure "dica" oppure "prego". Accompagnati da una faccia da maiale morto, con un espressione che comunica solo scazzo e noia. Quasi mai un "Buongiorno a Lei" come risposta. Posizione semisdraiata sulla sedia. Inutile aspettarsi un accenno di sorriso o un atteggiamento un minimo professionale che chi è a contatto con la clientela dovrebbe tenere.
7) Se hai già chiesto la stessa informazione in un altro ufficio, probabilmente in questo ti verrà data una versione differente.
8) Arrivederci e buona giornata? Qualche volta è capitato che me lo dicessero, solo in risposta al mio arrivederci, però.

Io faccio un lavoro strettamente a contatto con la clientela. 
Io servo le clienti e spesso mi trovo a doverle consigliare usando parole che vanno pesate sapientemente, soprattutto quando mi viene posta una delle domande ricorrenti, "sembro grassa?". 
Devo essere io per prima a salutare i clienti che entrano e devo farlo con un bel sorriso stampato in faccia, guardandoli negli occhi. Devo mostrarmi completamente a loro disposizione, per quello che mi compete.
Devo essere sempre gentile e mostrarmi sempre disponibile, anche quando sono stanca, anche quando il cliente è petulante, anche quando ho il ciclo e non sto bene, anche quando mi scappa da andare al gabinetto, anche quando mi prude da impazzire la pianta del piede.
Mi si raccomanda di avere sempre un look pulito e ordinato, e di assumere una postura adeguata.
Questo si chiama customer service.

Queste situazioni, viste per l'ennesima volta, mi hanno portata a chiudere senza alcun pentimento il conto corrente che avevo in Posta per aprirne uno in banca, dove l'impiegato ti riceve personalmente e ti fa accomodare nel suo ufficio, non parla ad alta voce dei cazzi tuoi davanti a tutti!, ti stringe la mano, è in giacca e cravatta, ti spiega tutto nel dettaglio, sa le cose!!!, ti dà il suo recapito telefonico e e-mail per qualsiasi informazione, ti risponde!!!... e il conto costa pure di meno.

Che dire...


martedì 15 maggio 2012

Arrrrggh!!!

Adesso sono veramente incazzata. 

Ho appena finito di fare le pulizie di casa al posto di quello stronzo del mio coinquilino che ovviamente, per l'ennesima volta, al mio ricordargli "guarda che nel fine settimana avresti dovuto fare tu le pulizie" mi sento rispondere "eh è vero, non le ho fatte... va be', le faccio direttamente il weekend prossimo".

COOOOSAAAAA??????

Ma almeno al cesso, perché non c'è modo migliore per chiamarlo viste le condizioni in cui versa, potevi dargli una passata veloce? O almeno, se non hai voglia di pulire, puoi quantomeno contribuire a mantenere pulito? Ad esempio, prima di lavare i piatti (quella santa volta che li lavi) gli ossicini della carne puoi buttarli nell'immondizia, no? Perché devi lasciarli dentro il lavandino? E i flaconi dei shampoo e bagnoschiuma vuoti? E i rotoli di carta igienica finiti? O vari cibi che sostano in cucina per settimane e vanno a male fino al momento in cui la sottoscritta te lo fa notare?

Vorrei sapere perché, invece, tiri a lucido la casa quando devi invitare i tuoi amici a cena. Con loro devi fare bella figura e con me invece no? Perché, io chi cazzo sono? La tua sguattera?

Vorrà dire che, la prossima volta che accade che io mi veda costretta a fare le pulizie al posto tuo, al momento di darti i soldi per l'affitto o per le bollette tratterrò dei soldi come compenso per i servizi di pulizia della casa.

E che cazzo.