Non so mai quello che voglio. Non l'ho quasi mai saputo con certezza, altalenante lo sono sempre stata. Allora sarebbe meglio dire che voglio sempre cose diverse, in contraddizione tra loro.
Sono felice in una situazione, sì, ma il giorno dopo so che si tratta di una felicità di ripiego, che se solo potessi al primo posto metterei tutt'altro.
Non do certezze agli altri, e non ne do a me stessa.
Dopo tanta titubanza ho detto di sì alla convivenza col pusher.
Pian piano sto cominciando a portare le mie cose qui da lui... e poi c'è quel giorno in cui mi sveglio con una leggera nausea, il desiderio di vivere tutt'altra vita, il sentore di qualcosa che non mi quadra.
Che non ho mai desiderato vivere nell'hinterland milanese, che non ho mai incluso nella mia vita la prospettiva di avere bambini per casa, nello specifico una bambina a cui vengono concesse, dal mio punto di vista, cose poco accettabili.
Tipo dormire sul divano perché non si ha voglia di dormire nella propria stanza e nel proprio letto?
Tipo portarsi il piatto della cena in camera (camera nostra, non della bambina!) perché si vogliono guardare i cartoni?
Io non lo so se ce la posso fare. Non so se me la sento.
E poi ci si sono messi pure i casini sul lavoro.
Mi hanno trasferita in un punto vendita in culo ai lupi, complicato da raggiungere da una persona "smacchinata" come me.
Continuo a non sentirmi a mio agio nella mia vita. Continuo a vivere felicità di ripiego. E mi dico che arriverà il momento, ma non so se quella che sto percorrendo sia la strada giusta per andare incontro alla vita che vorrei.

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